Parco Regionale Nord-Est: la tutela promessa e il 6% che manca
Sport, bilancio, rifiuti e barriere architettoniche in un Consiglio lungo e denso.
Ma il nodo vero della serata è il perimetro del futuro Parco Regionale: ridotto senza una parola di motivazione negli atti ufficiali
Lunedì 27 luglio 2026 il Consiglio Comunale di Mezzago si è riunito per una seduta lunga, con sette i punti all’ordine del giorno: dal futuro del centro sportivo comunale al bilancio, dai rifiuti alle barriere architettoniche. Ma il cuore politico della serata è stato senza dubbio il terzo punto: la richiesta di istituzione del Parco Regionale Nord-Est, che nascerà dalla trasformazione dell’attuale PLIS Parco Agricolo Nord-Est (P.A.N.E.). Su questo tema Mezzago Democratica ha presentato un emendamento e ha sostenuto la posizione più netta della serata, portando alla luce una riduzione del perimetro tutelato mai dichiarata né motivata negli atti ufficiali.
Centro sportivo: risposte generiche a domande precise
Ad aprire i lavori è stata l’interrogazione di Mezzago Democratica sul futuro del centro sportivo comunale “Francesco Brignani”, da anni completamente abbandonato e inutilizzato.
Il capogruppo Alessandro Vitali ha ricordato che il progetto di riqualificazione presentato dal Comune al bando regionale 2025 non ha ottenuto il finanziamento, fermandosi al 110° posto su una graduatoria che ha premiato solo le prime 38 domande, con punteggi pari a zero su voci come messa in sicurezza, accessibilità, multidisciplinarietà e dimensione territoriale. Ha quindi posto cinque domande puntuali sul futuro della struttura.
Il Sindaco Rivabeni ha risposto che il progetto resta “valido” ma sarà sviluppato “per fasi”, senza però indicare tempi né stanziamenti concreti.
Vitali si è dichiarato non soddisfatto: «di interventi concreti al momento non ne vediamo, stanziamenti a bilancio non ce ne sono», ricordando anche che il progetto da un milione di euro avrebbe comunque coperto solo una parte della struttura e non l’intero Centro Sportivo.
Parco Regionale Nord-Est: la tutela promessa e il 6% che manca
La direttrice del PLIS PANE, Anna Mazzoleni, ha illustrato il percorso di trasformazione da Parco Locale di Interesse Sovracomunale a Parco Regionale: un passaggio che aumenterebbe il livello di tutela paesaggistica e le competenze pianificatorie, dato che il PLIS “non ha competenze autorizzative né pianificatorie” ed è “un’emanazione dei comuni”.
Subito dopo, il Sindaco ha presentato la proposta relativa a Mezzago: un perimetro che esclude circa il 6% dell’attuale area PLIS (circa 150.000 metri quadrati), assicurando che quelle aree “non sono edificabili nel PGT vigente e non lo saranno nel PGT in corso di redazione” e che si tratterebbe solo di una “minima flessibilità” per esigenze future.
È qui che è intervenuto Vitali, sollevando un problema di metodo prima ancora che di merito: di tutte queste rassicurazioni non c’è traccia negli atti trasmessi al Consiglio. Né la delibera né gli allegati ufficiali motivano l’esclusione di quelle aree, né contengono le garanzie illustrate a voce dal Sindaco solo in seduta. Il quadro documentale, anzi, dice l’esatto contrario: l’assemblea consortile del PLIS PANE, il 19 settembre 2025, aveva approvato all’unanimità — con il voto favorevole della stessa Assessora di Mezzago, Attilia Visconti — un atto di indirizzo che chiedeva diistituire il parco regionale sull’intero territorio già ricompreso nel PLIS, oltre agli eventuali ampliamenti. Un indirizzo che parla solo di conferma o ampliamento, mai di riduzione.
Vitali ha inoltre rivelato che Mezzago Democratica ha ottenuto la mappa comparativa tra il vecchio perimetro PLIS e la nuova proposta solo dopo due distinte richieste di accesso agli atti, non fornita spontaneamente dall’Amministrazione: un confronto che mostra un’esclusione di circa 150.000 metri quadrati senza alcuna motivazione tecnica o politica messa a verbale.
Per questo il nostro gruppo ha presentato un emendamento che chiedeva, semplicemente, di sostituire l’allegato B con l’intero perimetro oggi coperto dal PLIS, in coerenza con gli indirizzi già approvati dal Consorzio: una soluzione lineare, capace di risolvere la contraddizione nel modo più naturale possibile.
A rafforzare l’argomentazione è intervenuto il consigliere Giorgio Monti. Ha ricordato che negli atti programmatori dell’ente — Documento Unico di Programmazione, indirizzi della variante di PGT, rapporto di scoping della VAS — nessuno fa cenno a una riduzione del perimetro: tutti, al contrario, indicano il PLIS come un valore da preservare e rafforzare.
Ha poi smontato punto per punto la logica della “flessibilità futura” invocata dalla maggioranza, spiegando che l’inclusione nel parco regionale non preclude comunque interventi urbanistici, perché i Piani Territoriali di Coordinamento dei parchi prevedono comunque zone di possibile urbanizzazione, sotto condizioni di maggiore tutela: l’argomento usato per giustificare l’esclusione, quindi, non regge nemmeno sul piano tecnico.
Monti ha indicato nel dettaglio le zone escluse, e cioè proprio le aree dove la tutela servirebbe di più: quelle di via Rio Vallone, a sensibilità paesaggistica elevata o molto elevata; quelle di via Curiel, tra Mezzago e Cascina Orobona, dove passa un varco della rete ecologica regionale; un’area a sud verso Bellusco, oggetto di una precedente intesa con la Provincia; e le aree di via San Francesco, comprese nell’ipotesi di “parco naturale” — il livello di tutela più alto previsto dallo studio, proprio perché lì corre un corridoio fluviale.
Ha sintetizzato così il proprio giudizio:
«Tutto quello che abbiamo visto oggi non fa parte di questo atto che andiamo ad approvare, ed è, dal mio punto di vista personale, un’assurda foglia di fico»
aggiungendo un principio di fondo che ha guidato l’intervento: il paesaggio, ha detto, non è la scenografia che ci circonda, ma la relazione tra una comunità e il proprio territorio — motivo per cui la scelta di oggi riguarda non le prossime amministrazioni, ma le prossime generazioni.
L’emendamento è stato respinto con 3 voti favorevoli (Mezzago Democratica) e 7 contrari (maggioranza). Alla fine, pur ribadendo un sostegno pieno al percorso di regionalizzazione, il nostro gruppo ha votato contro la delibera (3 contrari, 7 favorevoli) — non per contrarietà al parco, ma per il metodo seguito: una riduzione di tutela decisa senza motivazione esplicita e comunicata ai consiglieri solo a voce, in aula, il giorno stesso del voto.
Come ha sintetizzato Vitali:
«Se si intende escludere una parte del territorio oggi tutelato dal PLIS, questa è una scelta politica che deve essere dichiarata apertamente, con trasparenza — non stasera, ma già nei documenti trasmessi (…) perché un parco regionale deve significare più tutela, non meno».
Anche la consigliera Irina Bordogna ha chiesto se altri Comuni consorziati avessero proposto perimetri ridotti rispetto al PLIS attuale: la direttrice del Parco ha riferito che al momento nessun altro Comune ha fatto questa scelta, ma ha segnalato che la maggior parte dei Comuni deve ancora deliberare.
Bilancio: conti in ordine, priorità politiche diverse
Il Consiglio ha poi approvato l’assestamento generale di bilancio 2026-2028, con parere favorevole del revisore e nessun debito fuori bilancio.
Vitali ha riconosciuto la correttezza tecnica del lavoro degli uffici, ma ha votato contro (3 contrari) con motivazioni politiche, rivendicando priorità diverse: maggiori investimenti su politiche giovanili, sociali, culturali e ambientali, a fronte di un centro sportivo abbandonato, mesi senza assistente sociale stabile e un’offerta culturale lasciata quasi interamente alle associazioni del territorio (per fortuna che ci sono loro!).
Vitali ha anche criticato la scelta dell’Amministrazione di citare, in una comunicazione istituzionale, il nome del consigliere regionale che ha proposto l’emendamento da cui derivano 150.000 euro di contributo per la nuova pista ciclopedonale, ritenendo che le risorse pubbliche non debbano essere personalizzate politicamente.
La discussione si è surriscaldata: il capogruppo di maggioranza Biffi ha tirato in ballo presunte affissioni abusive del PD, il Sindaco lo ha richiamato per un termine sopra le righe, e il consigliere Monti ha ribadito con fermezza che la questione di principio — la trasparenza sull’uso delle risorse pubbliche — vale «indipendentemente da qual è il campo politico in cui succede».
Rifiuti e barriere architettoniche
Su Piano Economico Finanziario dei rifiuti e tariffe TARI 2026, Mezzago Democratica si è astenuta, condividendo l’impostazione tecnica ma rilevando come l’aumento dei costi del servizio negli ultimi anni sia ricaduto quasi interamente sulle utenze domestiche (oltre il 20% in più dal 2019), a fronte di utenze non domestiche rimaste sostanzialmente stabili.
Il gruppo ha invece votato a favore del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), riconoscendo il valore del lavoro tecnico svolto, ma chiedendo nelle osservazioni presentate un percorso partecipativo più solido — le due assemblee pubbliche previste sono state, di fatto, poco frequentate — e un monitoraggio costante, con priorità agli interventi dal maggiore impatto reale sull’autonomia delle persone.
Il bilancio della serata
Una seduta lunga e per larghi tratti scomoda per la maggioranza. Su ogni punto, Mezzago Democratica ha portato dati, numeri e domande puntuali, distinguendo sempre il piano tecnico — spesso riconosciuto come corretto — da quello politico, dove le scelte dell’Amministrazione sono state motivatamente contestate.
Ma è sul Parco Regionale che si è consumato il confronto più significativo: un progetto che il nostro gruppo condivide nella sostanza, ma che rischia di nascere già indebolito da una riduzione di tutela decisa senza motivazione, senza trasparenza e senza un reale confronto con il Consiglio e con i cittadini.
Continueremo a vigilare, perché un parco regionale deve significare più tutela per il territorio di Mezzago, non meno.
Il Gruppo di Mezzago Democratica
